Nella più grande democrazia del mondo sono gli elettori a scegliere i candidati
IL METODO DELLE PRIMARIE
Il sistema elettorale usato negli Stati Uniti è di difficile attuazione in Italia, sebbene sia necessario introdurre delle innovazioni
Negli Stati Uniti, considerata la più grande democrazia del mondo, in base al X emendamento della Costituzione la legislazione elettorale rientra nelle competenze degli stati, ed è quindi sottratta al governo federale. Ma prima di arrivare alla scadenza, la prima fase del processo elettorale inizia con la designazione dei candidati alle elezioni, attraverso la istituzione tipicamente statunitense della primaria, disciplinata con legge propria tra stato e stato. L’importanza della primaria deriva dal fatto che con essa si dà una definizione legale ai candidati consentendo agli elettori di sceglierli personalmente, limitando fortemente l’influenza dei partiti sui candidati e, di conseguenza, sui futuri eletti.
La primaria nasce dall’esigenza di limitare il potere dei partiti nella vita politica ed è il prodotto di un movimento, sorto alla fine del 1800, che intendeva ridurre i grossi fenomeni di degrado e corruzione affidando maggiore responsabilità all’elettorato aumentando la partecipazione popolare. Attualmente esistono due tipi di primarie: partitiche e non partitiche (partisan e nonpartisan). Nelle primarie partitiche, che possono essere aperte, chiuse e neutre, possono partecipare tutti gli elettori indipendentemente dalla loro iscrizione ad un partito (primarie aperte), oppure la scheda viene consegnata solo agli iscritti di un partito o a chi dichiara la propria appartenenza al partito (chiusa), infine mediante la consegna delle schede di tutti i partiti all’elettore che può votare “trasversalmente” per le varie cariche fra candidati di diversi partiti, contrariamente alla primaria aperta dove è possibile designare i candidati di un solo partito.
Il metodo delle primarie è in linea con un certo sentimento di ostilità nei confronti dei partiti politici e quindi la tendenza è a scegliere candidati non ideologizzati, che abbiano come obiettivo il buon governo ed il rispetto del programma al di fuori della influenza partitica. E’ sicuramente difficile pensare che questo sistema possa trovare applicazione in Italia, mancando al momento quella spinta propulsiva dal basso che ha caratterizzato la stagione politica post-tangentopoli, ma è altrettanto certo che occorre introdurre elementi innovativi nel sistema elettorale che frenino la sfiducia crescente verso i partiti.
Pietro Diodato